Colombia

7+1 shock culturali del tornare in Europa dopo il Sud America 16


E’ passato 1 mese da quando ho lasciato la mia metà dall’altra parte del mondo, e per quanto molti di voi ancora fanno fatica a capirlo, l’altra metà di me non è un uomo (nè una donna!) ma un Paese. Sì, perchè se la Colombia fosse una persona, è con lei che starei, è con lei che penserei di vivere, è che con lei che farei progetti a lungo termine. E come tutte le storie d’amore, quelle vere, quelle importanti, a volte hai bisogno di allontanarti un pò, per capire se vi mancate, e se quello che provate l’uno per l’altro, è vero amore. E sia ben chiaro: non sto flirtando con nessun altro Paese, sto solamente allargando le conoscenze, per stare meglio assieme in futuro e sì, per capire se davvero siamo fatte l’una per l’altra.

Detto questo, in quest’ultimo mese in cui son passata da Bogotà a Madrid, a Barcelona, a Cagliari e a paesini circostanti, lo shock è stato più grande di quanto immaginassi. E non solo perchè ho passato due settimane a soffrire pesantemente di jetlag (in realtà ancora non riesco a dormire prima dell’1-le 2 di notte…).

Sicuramente la Colombia mi ha cambiato, molto. E sciuramente ho molta più calma di prima (inevitabile dopo 6 mesi in Colombia!), sono molto più aperta alle diversità, e definitivamente molto più positiva e grata verso la vita.

Ma allora, cosa mi ha scioccato quando sono tornata in Italia?

Colombia

non vedere più case colorate come questa è stato uno shock!

Ecco i miei shok culturali del tornare in Europa dopo 6 mesi in Colombia:

Alla gente, in generale, je rode sempre.

Voglio dire: vado al bar a prendere il caffè, sorridere? Naaaa. “Buongiorno come sta?” , e che sei matto? Sia mai che prendiamo troppa confidenza! Un cenno della testa e uno sguardo bastano per chiederti “Cosa vuoi?” e nella migliore delle ipotesi è accompagnato da un “Prego?”…

Direi che è un bel trauma dopo aver passato sei mesi sentendoti dire “A la orden!” (con voce talmente squillante che ancora mi rimbomba nella testa!), e pensate a quando dicevano “A la orden! Tengo arepas, huevo, cafè, cafè con leche, chocolate caliente, empanads, tortillas, torticas, todo, dime lo que quieras te lo hago“. Ciao! Manco mia madre è così efficente!

Insomma, è stata dura, anzi, è tutt’ora dura. Allora io mi diverto entrando al bar, sorridendo, guardando negli occhi il barista e esordiendo con “Buongiorno, come sta?” ….sempre seguito da un loro sguardo confuso della serie: ma questa è matta? mi vuole rubare? la conosco e non so chi è? E poi quando seguo “Potrei avere un caffè cortesamente” ho la conferma: pensano tutti che son la matta del quartiere!


Entrare in un negozio ed essere ignorato, totalmente.

Non sto parlando di un grande supermercato tipo Auchan o un grande negozio come Mediaworld (dove comunque ti ignorano alla grande anche se chiedi disperatamente aiuto!), ma un piccolo negozio come Intimissimi, o una profumeria.

In Colombia ovunque entri, l’impiegata qualsiasi cosa stia facendo smette e ti corre incontro “A la orden, como te puedo collaborar?”. Ammetto che a volte sono irritanti, della serie: mollami, sto solo guardando! E molte volte ti tirano fuori tutto il guardaroba, o ti propongono modelli improponibili! Insomma: al limite del pesante.

Però ecco, tornando in Italia da una parte apprezzi la libertà di guardare senza che nessuno ti respiri sul collo; dall’altra nessuno, e dico, nessuno, ti calcola, a meno che tu non stia disperatamente cercando aiuto. E quando questo capita, la maggior parte delle volte, ti arriva lo sguardo assassino della serie “Perchè mi stai disturbando”, e quasi ti viene da dire “Que pena con usted!”


La poca gentilezza

Ho già detto che gli rode a tutti vero? Questa è la realtà! Così che quando trovo qualcuno gentile mi stupisco “Wao, come son gentili in quel negozio!”.

Ma non parlo solo nei negozi, in generale, per strada, in auto, al bar. Tra persone, essere umani in generale. Per esempio: ero al bar l’atro giorno, ho chiesto un cappuccino, e dopo un po’ arriva una signora che era seduta fuori, lamentandosi perchè il suo cappuccino non era ancora arrivato. In quel momento la barista (che non ha osato scusarsi in alcun modo…) ha finito di preparare un cappuccino e lo dà a me. Io prendo il cappuccino e lo passo alla signora incazzata. Questa mi guarda, incredula, sorride e mi ringrazia quattro volte. Paga, ed esce contenta dal bar.

Ora: quanti lo avrebbero fatto? Onestamente, quante persone avrebbero aspettato 2 minuti in più per il proprio cappuccino per rendere la giornata di un’altra persona, sconosciuta, meno amara?

In Colombia tutti. Ma in Colombia, diciamocelo onestamente, la signora che aspettava da 10 minuti non si sarebbe manco incazzata. Però ecco, la gentilezza tra due persone, sconoscite, questa cosa che abbiamo dimenticato, ma quant’è bella?


Andare al supermercato e dover imbustare tutto da soli

Ammetto che ci ho messo un pò, un bel pò, ad abituarmici in Colombia. Voglio dire, faccio la spesa: tu scannerizzi, io imbusto, così facciamo anche più in fretta no?

No, la fretta non esiste in Colombia, e più tempo ci mettiamo, più si crea fila, più siamo contenti!

In compenso in Italia arrivi alla cassa: lei scannerizza, il più rapido possibile, e se non reggi il ritmo imbustando, rischi il linciaggio, non solo dalla cassiera ma dalla fila dietro di te “Dai signora, veloce con quelle buste, mica possiamo aspetare a lei”. Insomma, si torna a lavorare duro anche al supermercato!

E vogliamo parlare del resto? Bene, in Colombia ti danno il resto solo e rigorosamente in mano, guardandoti in faccia mentre te lo danno.

In Italia te lo appoggiano dove capita, e chi si è visto si è visto. Anzi, veloce a prendertelo che son già passato alla prossima cliente, che a sua volta mi sta pian piano spingendo per inviatrmi ad andarmene veloce!

Paloquemao

non trovare tutta questa bella frutta al supermercato è stato uno shock!


Il free wifi quasi inesistente

Ora, non so se sia un problema di Cagliari, e magari in continente siete messi meglio. Però trovare un bar (o vogliamo chiamarlo un “cafè”) con il wifi gratis, dove potersi sedere con il proprio computer e stare lì un paio d’ore (paio inteso alla sarda, che sono sempre molto più di due!), e L-A-V-O-R-A-R-E mica guardarsi i film porno o giocare a Candy crush: impossibile!

Dopo giorni e giorni di disperazione ho trovato il mio ufficio al Mc Donald’s. Meno male che fanno il caffè!

Ah e vogliamo parlare di quando chiedi la password del wifi in un locale? “Uhmmm….ehmmm….no non c’è” – Ma si che c’è, c’è il nome del tuo locale nelle reti wifi disponibili “Si, ma non funziona”….SENZA PAROLE!


L’autista che non ti aiuta con le valigie

Prendo il bus da Madrid a Barcellona, gli mostro il biglietto, lo verifica e mi fa cenno di andare avanti. Mi fermo e gli chiedo “E la valigia?” – “Non lo vedi che è aperto, mettitela dentro”.

La gentilezza non era inclusa nel prezzo, così senza fiatare l’ho messa dentro, e sempre senza fiatare mi son buttata dentro il portabagagli per recuperarla una volta a destinazione. E l’autista? Lì fermo in piedi a guardarmi senza muover un dito….che sia mai sprecasse troppe energie che gli servono alla guida!


La povertà inesistente

Sò bene che là fuori, o proprio davanti a questo monitor c’è tanta gente che fatica ad arrivare a fine mese. Che non ha un lavoro, che ha debiti, che ha bocche da sfamare a casa.

Ma il livello di povertà che si può trovare in Sud America, qui, in Europa, io non l’ho mai visto.

Perchè anche quelle povere persone che riescono ad arrivare vive nella costa italiana, scappando dai loro Paesi in cerca di una vita migliore, affrontando viaggi in mare in cui lottano tra la vita e la morte, non sono lasciati, qui in Europa, a livelli di povertà come tante persone in Sud America. E se questo capita, è sempre per un periodo limitato.

Mi son sempre lamentata per tutte quelle cose che non avevo, per il tempo che non passava, per le persone che passavano dalla mia vita. Ora ho capito che tutto ha un senso: che per una parte hai quelli che ti crei, per un’altra sei benedetto, non so se da qualcuno lassù o da un caso statistico; ho capito che il tempo passa, sempre, e che devo apprezare ogni secondo, anche quello brutto, perchè le cose succedono sempre per un determinato motivo; e ho capito che le persone, tutte, passano dalla tua vita per darti qualcosa, in bene o in male, ma un motivo c’è, e bisogna apprezzarlo.

E infine, lo shock più grande del tornare è stato il capire di essere cambiati, in una persona così tanto migliore, che non avresti mai immaginato di diventare!


Leggi anche: Vivere in Colombia, ne vale la pena?

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Roberta

Roberta

Travel blogger, sarda e viaggiatrice. Grazie ad un amore ha scoperto un amore ancora più grande: la Colombia. Quando non sta sperimentando una nuova ricetta culinaria, o mangiando qualcosa di etnico e rigorosamente gluten free, la trovate a bruciare i grassi tra lezioni di zumba e salsa!

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