Machu Pichu, Perù

Quando ci si ammala in viaggio 2


Ero nel mezzo del Salar de Uyuni, un luogo che avevo sognato di visitare da anni! Il sole stava per sorgere, e tutto il gruppo con cui ero a fare il tour, era più avanti di me per raggiungere la cima della collina in tempo per vedere lo spettacolo dell’alba.

Io mi ero svegliata con un enorme mal di testa, che ormai mi accompagnava da quattro giorni visto che salivamo ogni giorno sempre di più, fino a raggiungere quota 4.000 metri.

Quella mattina non riuscivo a riprendermi, salivo pian piano quella collina, la testa mi girava sempre di più, lo stomaco era completamente stravolto, mi son seduta in un angolo e, finalmente, ho tirato fuori tutto quello che (pensavo) il mio corpo potesse espellere dalla bocca…

Era solo l’inizio di una lunga giornata di passione!

Avete presente tutte le belle foto che si possono fare in una giornata chiara di sole al Salar de Uyuni, come questa qui sotto?

 

Salar de Uyuni, Bolivia

 

 

Ecco, questa è l’unica che son riuscita a fare, visto che poco dopo mi son trasformata nella sorella gemella dell’ esorcista!

 

Era l’inizio di un periodo del mio viaggio in Sudamerica in cui sono stata molto male fisicamente.

Fortunatamente era l’ultimo giorno del tour, che ho passato sdraiata nel sedile di dietro della 4×4 in cui andavamo, e una volta arrivati allo squallido paesino di Uyuni mi son fermata nella prima pensione che offrisse wifi, camera privata e bagno per potermi buttare a letto, stanca, stravolta, distrutta e con la febbre a 38. E quel giorno era la vigilia di Natale!

Stavo talmente male che non ero neanche triste perché passavo la vigilia di Natale sola in una squallida pensione in Bolivia, volevo solo stare bene!

Fortunatamente la donna paranoica e previdente che è in me, viaggia sempre con un kit di pronto soccorso appresso, e la tachipirina è stata una benedizione dal cielo! Ma voi ve lo immaginate un mondo senza tachipirina?

Con una sola pastiglia in un’ ora stavo già meglio, o quanto meno riuscivo a fare le cose basiche, tipo controllare la home page di Facebook! 😛

 

Il giorno dopo ero quasi tornata in forma e volevo partire subito per La Paz. Facendo però 9 ore di bus, senza bagno, e con condizioni stradali e sociali imprevedibili, avevo paura di ri-trasformrmi nella sorella dell’ esorcista…decisi quindi di darmi al lusso e comprare un biglietto aereo così come si compra un pacchetto di patatine, per la nobile cifra di 50 euro.

In meno di un ora di volo ero a La Paz

La Paz, Bolivia

 

 

Come stavo?

Male, di nuovo!

L a Paz è una delle capitali più alte in tutto il mondo, si trova infatti a più di 3400 metri. Io, che già a Bogotà (che sta a 1000 metri in meno) fatico a camminare in salita per le stradine della Candelaria, immaginatevi come potevo sentirmi a La Paz!

Ciliegina sulla torta: non c’era acqua, perché la Bolivia, da mesi, si trova in una situazione di sequilla, cioè non piove, quindi non c’è acqua, quindi la gente non si lava…. (triste realtà!)

Io, che aspettavo ad arrivare a La Paz per farmi uno shampoo in grazia di Dio, ho dovuto aspettare quattro giorni per rivedere il colore reale dei miei capelli, che ormai erano diventati così lucenti da potercisi specchiare!

Insomma, non solo respiravo male, facevo due passi ed ero stanca come se avessi corso la maratona di New York, non potevo lavarmi perché non c’era acqua…trovare gallette di riso o qualcosa di commestibile che non contenesse glutine era una vera e propria caccia al tesoro! (Per chi ancora non lo sapesse io sono intollerante al glutine, mangiare fuori dalla cucina di mia madre, o dalla mia, è sempre una sfida!)

Un pomeriggio son entrata in una pandemia e ho espressamente chiesto se le empanadas che vendevano fossero di farina di trigo (grano) o mais, e la signora (la possino ammazza’!) mi ha espressamente risposto “no tranquilla es de harina…” e io “Si pero harina de trigo o mais?“…..”Harina….coma, no te va a molestar….!”

…e quelle furono le sue (e mie) ultime parole famose!

Da quel giorno non credo più a chi mi dice “tranquilla no te va a molestar” e sopratutto a chi mi guarda con sospetto o fa una pausa troppo lunga quando chiedo se ha “glutine, o trigo” (dovete sapere che il 90% delle persone non ha la più pallida idea cosa sia il glutine!).

Ho dovuto aspettare ad arrivare davanti alle acque del lago Titikaka per riprendermi un po’. Non era il mare, ma almeno quell’aria e quel sole hanno contribuito a farmi riprendere, fino a quando poi ho deciso di arrivare a Machu Pichu, il 1 gennaio, dopo una notte di capodanno coi botti passata tra rumba, aguardiente e amici colombiani….

 

 

Machu Pichu, Perù

 

Saranno stati gli 11 km a piedi, sarà stata l’umidità e la pioggia saranno stati tutti quei gradini in discesa, sarà stato il rodimento per la nebbia per cui non si vedeva molto del Machu Pichu, e forse sarà stato pure l’ennesimo miscuglio con glutine nel mezzo, fatto sta che il giorno dopo ho fatto un viaggio di 15 ore in bus Cusco-Ica con i crampi allo stomaco!

Da lì ho passato tre giorni chiusa in ostello, girando nel triangolo amaca – letto – bagno, nutrendomi di riso in bianco con limone e acqua naturale rigorosamente imbottigliata. Crampi allo stomaco forti e continui che per la prima e unica volta ho pensato di non riuscire a finire il mio viaggio fino in Colombia.

 

Ma si sa: quando vuoi assolutamente una cosa (come stare bene fisicamente e continuare a viaggiare), anche l’universo fa di tutto per aiutarti!

 

E dovevo arrivare davanti al mare di Lima per stare finalmente e nuovamente bene! Ma sopratutto per trovare un bel centro commerciale con supermercato gigante annesso in tipico stile europeo con una reparto grandissimo tutto gluten free!

 

Scherzi a parte, stare male in viaggio, per lo più da sola, non è bello. Ecco, questo è il risvolto negativo del viaggiare da soli. Ma come tutte le cose nella vita è risolvibile e gestibile.

La mia salvezza, in questi momenti di difficoltà sono state diverse:

– Le mie amiche più strette

che anche se lontane, mi confortavano con i loro messaggi e audio messaggi (seguiti da insulti) quando le chiamavo piangendo: “Sto male, sicuramente mi sta venendo qualche malattia grave che mi impedirà di continuare a viaggiare per il resto della mia vita e morirò sola insieme ai 5 gatti che adotterò per farmi compagnia”

 

– La Tachipirina

che per il mal d’altitudine così come per la febbre è stata miracolosa! Che Dio benedica il suo inventore! E vi suggerisco di portarla sempre con voi, in ogni viaggio, in ogni dove!

 

– Il riso in bianco

cosa sarebbe la vita di una celiaca senza il riso in bianco? Considerando che non potevo magiare nulla, è stato il mio pasto nutritivo per quasi 20 giorni!

 

Cosa ho imparato da questo periodo difficile del mio viaggio da sola in sudamerica?

 

– A conoscere il mio limite fisico

Non mi era mai capitato di arrivare a non avere fisicamente le forze per non poter fare un soro singolo passo, mai. E manco pensavo fosse possibile. Ho sempre pensato fosse una questione di testa. Se il tuo cervello ti dice che sì, puoi arrivare alla fine del percorso, che sì, puoi camminare quegli 11 km, forse hai bisogno di riposarti 5 minuti, ma ce la puoi fare…. Bene, ho imparato che no. Non sempre funziona così. Quando rientravo da Machu Pichu il mio fisico non poteva fare un singolo centimetro in più. Le mie gambe non potevano più fare quello che il cervello imponeva di fare: camminare.

 

– Quanto è importante avere le possibilità, anche economiche, per potersi curare o stare meglio

In quel momento in cui non potevo più camminare un singolo metro, pioveva, faceva freddo e io ero completamente bagnata. Dovevo per forza arrivare al punto dove mi aspettava il bus per tornare a Cusco, due ore dopo. La soluzione era: o camminare gli stessi 11 km che avevo fatto all’andata, ma il mio fisico non mi permetteva di farlo, oppure pagare 31 $ (dollari statunitensi) per prendere il treno (un vero e proprio furto!). In quel momento mi son ritenuta fortunata per poter avere l’opportunità e i fondi economici per poter pagare quel maledettissimo-benedetissimo biglietto.

 

– L’importanza delle persone lontane

Quando si dice che un amico non è quella persona che ti chiama ogni giorno e sta sempre con te, ma quella in cui puoi avere fiducia anche quando sta lontano. Quando ero a La Paz, il mal d’altitudine e la febbre mi avevano davvero buttato giù psicologicamente. Ero in una città fredda, povera e senz’acqua. Ero talmente giù di morale che avevo le paranoie anche ad uscire di casa e Ilaria da Londra mi ha rimesso in carreggiata, facendomi ragionare e tranquillizzare!

 

– Prendermi cura di me stessa

Non solo prendendo medicine al momento giusto, ma anche mangiando sano e sopratutto: mangiando! Io ho il vizio di saltare i pasti. A volte me ne dimentico, magari non ho tanta fame, ma molte volte è perché o preferisco risparmiare soldi, o perché penso che ingrasso. Male, molto male. Il nostro fisico ha bisogno di essere nutrito, accudito, amato. Ma non solo. Un giorno mi sono guardata allo specchio, avevo i capelli stravolti, senza trucco e con la faccia sbattuta. In quello stesso momento mi son messa all’opera per restaurarmi e apparire “presentabile”, non tanto agli altri, ma, sopratutto, a me stessa!

 

– Pensare positivo

Quando si viaggia da soli e si sta male l’unica soluzione è reagire. Lo stare male è parte del viaggio, parte del compromesso, è da prendere in considerazione che possa capitare. E l’unica cosa certa è che passerà! Quando stavo chiusa in ostello con i crampi allo stomaco, oltre a pensare a possibili soluzioni (come andare da un medico, alla fine ho un’assicurazione di viaggio anche per questo!) pensavo che ad un certo punto sarebbe passato e sarei stata meglio. (vabbè, ho pensato anche finali catastrofiche e mi sono immaginata con la peggiore delle malattie….però è durato poco questo pensiero! 😛 )

 

– La cosa più importante nella vita è avere la salute.

“Finché c’è la salute se campa”. Mai stato così vero, la ricchezza non sta nei soldi né nel possedere né, forse, nelle esperienze. La ricchezza è nella salute. Quando hai questa puoi trovare la soluzione anche a tutte le altre realtà della vita.

 

 

 

E a te, è capitato di stare male quando eri in viaggio solo? Fammelo sapere nei commenti qui sotto!

 

Leggi anche: quali vaccinazioni per il Sudamerica e la Colombia

 

The following two tabs change content below.
Roberta

Roberta

Travel blogger, sarda e viaggiatrice. Grazie ad un amore ha scoperto un amore ancora più grande: la Colombia. Quando non sta sperimentando una nuova ricetta culinaria, o mangiando qualcosa di etnico e rigorosamente gluten free, la trovate a bruciare i grassi tra lezioni di zumba e salsa!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 commenti su “Quando ci si ammala in viaggio

  • Eva

    Ero al terzo giorno del Cammino di Santiago e mi è presa una tendinite assurda. Con la mia testardaggine sono partita ugualmente ma dopo il primo km a lacrimoni sono dovuta tornare indietro al paese e prendere il bus. Non è stato facile accettare il limite di non poter camminare soprattutto dopo pochi giorni che avevo inziato il cammino che sognavo da un bel pò ma a volte è necessario ascoltare il nostro corpo e fermarci! Fortunatamente la tendinite è passata in pochi giorni e sono andata dritta verso la meta! Si Dio benedica chi ha inventato la tachipirina

    • Roberta
      Roberta L'autore dell'articolo

      Ciao Eva!
      Felice che alla fine sei riuscita comunque ad arrivare alla fine! Del resto non dobbiamo dimostrare niente a nessuno se non a noi stessi giusto? Queste esperienze servono proprio a questo e a conoscere una parte di noi inesplorata!
      Che Dio benedica tachipirina e bus/treni che ci portano ovunque! 😛
      Un abrazo
      Roberta