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Vita da expat: 6 cose che mi mancano della mia vita precedente 5


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Credit: Cagliari Captale https://www.facebook.com/cagliaricapitale/?fref=ts

 

Una mia amica ha appena postato questa foto su Facebook. Per molti è semplicemente una bella foto scattata dall’aereo atterrando in una città X da qualche parte nel mondo.

Solo chi è di Cagliari sa davvero quanto vale questa immagine.

Non è solo una semplice foto, è un simbolo. E’ il simbolo di tutte quelle persone che, come me,  hanno fatto una scelta nella vita. Hanno scelto di seguire le proprie passioni, l’istinto, la voglia di conoscere, di viaggiare, di scoprire e di mettersi continuamente alla prova.  E quando tornano a casa, puntualmente si emozionano davanti a questa immagine.

 

La foto è Cagliari vista dall’alto, e chi ha la fortuna di atterrare a Cagliari di giorno può’ godersi in pieno questo spettacolo.

Oggi, come spesso mi accade, anche se non dico mai nulla, ho avuto un momento di “nostalgia” per la mie terra, ma questa nostalgia spesso passa nel momento in cui mi ricordo del poco nobile trattamento che il mio Paese mi ha sempre riservato (stipendio che non permette di arrivare a fine mese, contratti instabili, nessuna opportunità di crescita, giusto per citarne alcuni….).

 

Ma in realtà, ci sono altre cose che mi mancano della mia “precedente vita”, quali?

 

Vita da expat: cosa mi manca della mia vita passata

 

La palestra

Seppur ogni lunedì, o meglio, ogni domenica sera mi propongo: “dalla settimana prossima: zumba” , rimane sempre un buon proposito, e solo una volta son riuscita a farlo diventare realtà!

Nella mia precedente, triste, vita era l’unica cosa che facevo a parte lavorare. In compenso ora faccio di tutto, tranne che andare in palestra (e lavorare ci provo! jejeje!)

 

Il frigo sempre pieno

Ognuno ha le proprie fisse. Quando vivevo a Londra con la mia migliore amica Erika, lei aveva la mania dello shopping. Che fosse anche solo comprare un matita dai cinesi, pero’ ogni giorno doveva tornare a casa con almeno 1 cosa nuova, non riusciva a controllare questa sua mania.

Io invece avevo la malattia del “frigo sempre pieno”. Se finivo i pomodori dovevo ricordarmi di ricomprarli il giorno dopo, sia mai mi venisse voglia di fare un’insalata no?

Era un modo per sentirmi sicura. Il frigo pieno a me dà una sicurezza incredibile! Mentre quando è vuoto mi sento povera e sfigata.

Ho risolto eliminando il frigo dalla mia vita! Cioè il frigo ce l’ho nella casa dove vivo, però è così piccolo che dentro ci stanno solo le bottiglie d’acqua!

In compenso sto sempre qui a comprarmi “zozzerie” da mangiare: e l’empandas, e l’arepita, e la frutta con la crema di leche, e il chicharron,…. In più qui in Colombia succede che mentre sei in ufficio a lavorare passano le signore che vendono “porta a porta”, esattamente come quelli delle pentole. Solo che qui vendono almojabanas, pan de queso, arroz con leche… e come si fa a dirgli di no? Io proprio non ce la faccio!

 

Il mio guardaroba

E’ da novembre, quando son ripartita per il sudamerica che vivo con i vestiti messi in valigia… Vabbè, ho fatto un po’ di shopping da quando sono in Colombia, tipo le scarpe: ci son talmente tanti negozi e super economici che a volte devo regolarmi. Oppure le magliette e i jeans: sembrano tagliati proprio per me, che sono “gordita”, non come in Italia che quando vado a cercare un pantalone mi sento come la sorella gemella di Moby Dick.

Pero’ ecco, a casa di mia madre ho lasciato un po di roba che non mi dispiacerebbe avere con me in questo momento! Ma ogni cosa ha il suo prezzo….in questo caso è troppo caro per poterlo spedire o prendere un aereo per andare a prendermelo! 😛

 

Lo stipendio a fine mese

Da quando ho lasciato la mia vecchia vita a Londra non ho più avuto un lavoro regolare. Grazie ai miei risparmi son riuscita a vivere un lungo periodo senza potermi preoccupare, poi ho avuto alcune collaborazioni che hanno inciso in maniera positiva nella mia economia, ma come tutti i lavori freelance, o imprenditoriali che si voglia, prima di vedere una certa stabilità deve per forza passare un po’ di tempo. Questo vuol dire abituarsi ad un nuovo stile di vita, fatto di giorni in cui si può programmare, uscire, bere una birra e forse, mangiare fuori. Ma  fatto anche di tanti, tantissimi altri giorni in cui non sai esattamente cosa ne sarà di te nei prossimi mesi e non sei nemmeno in grado di prevederlo… ma questa è la vita dell’imprenditore e di quella che vuole giocare a fare la digital nomad giusto?

 

Il poter avere un cane

Uno dei punti più duri di questo stile di vita nomade. Avere un cane è una responsabilità. Questo vuol dire che se io viaggio lui deve viaggiare con me, e questo non sempre è facile/possibile per il mio stile di vita e di viaggio. Avrei sì l’opportunità di lasciarlo in affidamento ai miei genitori che vivono in una  casa con un giardino, ma non sarei più io la “mamma” del cane, e mio padre è stato abbastanza chiaro dopo che Cleopatra, un bassotto che ha vissuto con noi per 17 anni, è passata a miglior vita: non portatemi più cani a casa!

 

 

Gli amici veri

E infine coloro che in tutto questo tempo all’estero mi sono sempre mancati e ogni giorno continuano a mancarmi. Seppur conosca una miriade di persone nuove, molte eccezionali, nessuno può compararsi con loro. Io ho la fortuna di avere gli stessi amici di quando avevo 16 anni, quindi sanno praticamente tutto della mia vita e posso dire che son tra le poche persone che mi conoscono davvero.

L’anno scorso il giorno del mio compleanno ero a Medellìn, ero circondata da tante belle persone, che erano sedute al mio stesso tavolo ed erano lì in quel momento solo per me, perché era il mio compleanno, per festeggiare con me. Eppure mai come in quel giorno mi son sentita tanto sola! Ero sì, circondata di persone, ma nessuno di loro sapeva chi era davvero Roberta e cosa potesse passare nella sua mente in quel momento, Le uniche persone che lo sapevano erano a migliaia di chilometri da me 🙁

 

 

Però bueno, questo è il prezzo da pagare per vivere da nomade!

 

Ma qual’è la parte più bella di questa vita?

 

E’ tornare casa, vedere questo spettacolo dall’aereo, aspettare con ansia la valigia in aeroporto, uscire da quella porta e riabbracciare forte i miei genitori, vedere che son sempre più belli, vederli sorridenti, felici di avermi lì con loro. E poi sentire l’odore di mare, che solo Cagliari può’ regalare, e il sole con 20 gradi a gennaio, il mare calmo e il tramonto dal lungomare del porto.

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E’ aprire il frigo di quella casa che mi ha visto sedicenne ribelle e vedere tutti gli scafali pieni di tutto quel cibo che ti è mancato fino a quel momento!

E’ uscire a mangiare una pizza con quella persona che ti conosce da quand’eri sedicenne ribelle e finire alle 4 del mattino a far colazione continuando a chiacchierare come se tutto quel tempo non fosse mai passato..

E’ provarsi quei pantaloni che manco ci si ricordava di avere e vedere che ormai non sono più della tua taglia, ma sti cavoli, tanto quando torni ti iscrivi in palestra, no?  😛

 

 

E per voi, qual’è la parte migliore del tornare a casa dopo tanto tempo di vita da expat ?

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Roberta

Roberta

Travel blogger, sarda e viaggiatrice. Grazie ad un amore ha scoperto un amore ancora più grande: la Colombia. Quando non sta sperimentando una nuova ricetta culinaria, o mangiando qualcosa di etnico e rigorosamente gluten free, la trovate a bruciare i grassi tra lezioni di zumba e salsa!

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